Capitolo 4
La gioia di vivere e  l’amore per la conoscenza

Posted by in IL CANTO DELLE SIRENE

Quando poi si ritrovarono, per parlare di loro stessi e dei loro sentimenti, Marco diceva a Cinzia :”ti ricordi che quando mi annunziasti che tu e Riccardo vi eravate innamorati e tu mi chiedevi il mio parere io ti dissi che l’amore ed i sentimenti sono la cosa migliore che ci possa capitare se vogliamo aspirare a quel minimo di felicità che può essere concesso ad un essere umano? Non solo sono sempre di questa idea, ma mi pare di avere capito che ci sono gradi diversi di amore e di felicità, a seconda  di come siamo fatti, di come abbiamo vissuto gli anni della nostra giovinezza e di come vediamo le cose. Voglio dire che se abbiamo vissuto intensamente le nostre prime esperienze di vita, se i nostri genitori ci hanno voluto bene ed il nostro mondo dell’infanzia e la prima giovinezza sono stati sereni e ancora se abbiamo amato, gioito e sofferto per le nostre prime esperienze affettive, se il nostro io si è aperto ad affrontare coraggiosamente nel bene e nel male le esperienze della vita, probabilmente siamo capaci di poter concepire un amore pieno e sincero. Oggi però penso anche che l’amore, come tutte le cose umane, può non essere eterno come si credeva una volta e che ci siano molti ostacoli per chi senta un forte desiderio di vivere una vita abbastanza piena e felice. Sei anche tu di questa idea?”

Cinzia. “Ma, la mia personale esperienza mi dice che oggigiorno la vita non è semplice come poteva essere una volta, ammesso sempre che sia stata semplice per tutti, il che probabilmente non è vero. Forse soltanto la vita sociale era un pò più tranquilla di quella che ci siamo creata ora. Mi pare infatti che siamo circondati da troppe pressioni da parte dell’ambiente esterno, riguardanti il bisogno di migliorare la nostra situazione economica e simili. Resta comunque sempre il fatto che la vita ci condiziona, siamo sempre tenuti a rincorrere ulteriori numerosi bisogni, più o meno fittizi, che ci impediscono di disporre pienamente del nostro tempo per le cose più importanti.”

” Non ti pare infatti un paradosso, il fatto che gli antichi greci discutevano cosa fossero la virtù, l’amicizia, il bene, mentre al tempo d’oggi, all’infuori di tante massime della tradizione popolare o familiare e di qualche principio mutuato dalla religione cattolica non ci siano più delle regole di condotta condivise ed accettate da tutti? Proprio per questo mi sembrerebbe necessario individuare dei principi che vadano bene per tutti, italiani e francesi, cattolici e protestanti, europei ed asiatici, a prescindere da religioni,  razze e diversità di origini. Non ti sembra?”.

Marco era della stessa idea. Tra sè e sè pensava che Cinzia fosse una sua anima gemella, perchè il suo spirito era pieno di idee importanti sulla vita e sul destino degli esseri umani, ma nello stesso tempo non si faceva molte illusioni sulla condizione umana. Anche lei quindi si rifugiava nel desiderio di trovare qualche idea o qualche principo che rendesse la vita migliore per tutti.

In quei momenti quindi sentiva di amarla come l’aveva amata nel primo incontro, ma, come al solito, aveva il timore di sciupare quei momenti preziosi, in cui erano insieme con dichiarazioni di affetto, a cui probabilmente lei non poteva corrispondere. Pensava ancora che da solo non sarebbe stato tanto facile individuare dei principi che potessero andare bene per tutti, sia nel campo della condotta morale che nella ricerca della felicità. Confusamente sentiva però che questi problemi potevano essere collegati, a dar credito all’antica massima socratica, secondo cui “il bene è ciò che giova”. Era quindi curioso di verificare se con una discussione seria ed approfondita non si riuscisse a fissare qualche idea o qualche principio. Perciò disse a Cinzia: “Ho seguito l’altro giorno una trasmissione in cui un professore affermava che con l’avvento di apparecchiature sempre più sofisticate e che adottano una terminologia sempre più specialistica, la nuova generazione comincia a servirsi di tali linguaggi anche nei rapporti verbali e quindi i giovanissImi hanno difficoltà ad esprimersi nella lingua madre e si rapportano sempre meno con i genitori e gli adulti in genere, in quanto il loro modo di apprendere è per immagini e per simboli. Cosa ne dici?

Cinzia. “Mi pare che quello che dici confermi i miei dubbi circa la possibilità che la filosofia sia in grado di darci risposte idonee a risolvere i nuovi problemi sia nell’educazione dei figli, sia in altri campi. Io però comincio ad avvertire che il parlarne in modo slegato, come facciamo di solito, non sia il modo più idoneo per discutere questi problemi. Non sarebbe meglio riprendere il discorso prendendoci una giornata di ferie, visto che il tempo si mantiene ancora sul bello?   

Fu così che andarono dopo qualche giorno a Tirrenia,tra Pisa e Livorno e seduti ad un bar davanti al mare parlarono del più e del meno, quando ad un certo punto Cinzia chiese: “l’altro giorno dicevi che è possibile per gli esseri umani raggiungere un certo grado di felicità, ma a certe condizioni. Quali potrebbero  essere?

Marco: “ma, credo che siano numerosissime queste condizioni. Possono provenire dall’ambiente in cui viviamo, oppure sono già in noi stessi e costituiscono l’insieme del nostro modo di essere, delle esperienze che abbiamo vissute e del modo in cui le abbiamo interiorizzate. Per fare qualche esempio, pensa soltanto  a come giorno per giorno possano incidere sul nostro stato d’animo le normali vicende dei rapporti con i parenti più stretti, con gli amici ed anche con i conoscenti occasionali, i vicini di casa, ecc. Pensa pure come possano influenzare i nostri stati d’animo gli incontri più o meno fortunati che possiamo avere con le persone a cui vogliamo bene o le difficoltà che ci possano causare i rapporti con persone ostili. Ma io credo che la chiave di volta per valutare se una persona possa aspirare ad una vita piena e serena vada vista in rapporto al carattere che gradualmente la persona stessa si sia formato, ragionando sulle vicende che ha vissuto e decidendo di volta in volta cosa fare in base ai propri desideri ed alla propria capacità di rispondere in modo positivo ai vari problemi che gli ponga la vita. Credo per esempio che le persone tendenzialmente serene siano quelle che istintivamente riescano a minimizzare nella propria coscienza gli effetti negativi degli eventi dannosi e inversamente siano capaci di dare il giusto valore alle cose positive. In poche parole credo che sia praticamente impossibile capire o catalogare quali siano i fattori che possano dare un certo grado di felicità, ma che l’elemento decisivo sia costituito dal modo di essere delle persone e non dagli eventi esterni. Prova ne sia che spesso si vede gente felice anche se vive in condizioni difficili, come capita di vedere talvolta quando i fatti di cronaca rivelino in modo inatteso il modo di vivere e di reagire della gente modesta, ma fiera del proprio stato e della propria capacità di gestire la propria famiglia.”

Cinzia. “Quindi tu non credi che si possa capire il perchè certa gente sia più o meno contenta della  propria vita, proprio perchè  le circostanze della vita sono sempre molto diverse per ciascuno di noi?”

Marco. “Ma, non ho le idee troppo chiare in proposito perchè, come ti dicevo, ci sono troppi fattori in gioco. Ma anche se confusamente, credo che possiamo capirne qualcosa solo se ci rifacciamo a delle idee semplici e concrete. Perciò mi sembrerebbe utile capire come mai i ragazzi siano abbastanza ottimisti, anche se un pò ingenui, sulle loro prospettive future, mentre poi quasi mai riescono a realizzare i loro progetti. Da che cosa può dipendere: dalle difficoltà che poi gli crea la vita o  dalle loro carenze di carattere? Proporrei quindi, se ti interessa approfondire questo argomento, di procedere con il metodo socratico della maieutica che, come ben sai, è centrato sulla tecnica di porsi una serie progressiva di domande, tutte dirette a verificare il fondamento di quelle che riteniamo delle conoscenze acquisite. In questo modo quindi,  procedendo magari  più lentamente di quel che facciamo abitualmente nei nostri ragionamenti, ma su terreno più solido, potremmo tentare di trovare quali condizioni siano necessarie per aspirare ad avere una vita più piena e più felice.”

Cinzia. “Sono proprio curiosa di capire come funziona il tuo metodo socratico. Qual’è la prima domanda?”

Marco. “Secondo te i ragazzi quando debbono scegliere se fare una cosa o l’altra, come fanno le loro scelte?”

Cinzia. ” tutto mi aspettavo tranne questa domanda. Vediamo un pò. Si, credo che scelgano in base alla convenienza o alle necessità del momento. Ad esempio quando debbono scegliere se studiare o giocare, normalmente sceglierebbero il giocare, ma se sanno di essere controllati dai genitori in molti casi sceglierebbero lo studio, sempre che la loro coscienza o il timore di rimproveri suggeriscano loro che sia preferibile lo studio al divertimento. 

Comunque è difficile dare una risposta sicura. Immagino che le scelte possano essere fatte in base sia alla convenienza che ai bisogni del momento, o anche in base a dei principi o dei valori, a seconda dei casi e delle persone.”

 Marco. ” Possono esistere per ciascuna persona dei principi o degli obiettivi,  che orientino un buon numero di scelte? Per esempio, se un ragazzo si è prefissato l’obiettivo di conquistare una certa ragazza o di diventare campione in qualche sport, è ragionevole pensare che questi obiettivi influenzino e orientino parecchi dei comportamenti che possano fargli raggiungere lo scopo che si è prefisso?”

Cinzia. “Certamente. Mi sembra ragionevole vederla così”

Marco. “Il raggiungimento di obiettivi importanti potrebbe dare a chi sia in grado di raggiungerli parecchie soddisfazioni ed insieme maggiore consapevolezza e fiducia nelle proprie forze e nella propria capacità?”

Cinzia. “Potrebbe essere come tu dici. Ma io sono più dell’idea che al posto dei valori tradizionali, quali Patria, Famiglia e Religione, ne esistano degli altri, magari sentiti in modo meno forte ed assoluto, ma che costituiscono un insieme abbastanza complesso, il che spiegherebbe almeno in parte perchè il modo moderno di percepire e di valutare la qualità della propria vita sia diventato così complesso ed anche un pò confuso.”

Marco. “Questa tua idea dei valori, intesi come dei principi che orientano le nostre scelte probabilmente ha una grande rilevanza rispetto al problema della felicità. Bisognerebbe forse che cerchiamo di approfondirla, magari passeggiando per la pineta, altrimenti la nostra diventa una giornata di lavoro e non di svago, come dovrebbe essere.”

Poco dopo poi, tenendosi per mano come dei buoni amici, Cinzia ritornò sull’argomento, chiedendo: “Mi pare che il tuo metodo socratico funzioni abbastanza. Allora qual’è la prima domanda sui valori che orientano le nostre scelte? “

Marco. “Ma, credo che per essere coerenti con il nostro metodo di discussione, dobbiamo prima chiederci se i principi che regolano le nostre scelte possano essere considerati dei valori o se normalmente ci determiniamo solo in base a ragioni di opportunità, di convenienza o di modi di fare, attualmente adottati dalla società in cui viviamo”.

Cinzia. “Mi  pare che di solito i nostri comportamenti non siano influenzati da grandi principi ma  solo da qualche ragione pratica, facilmente intuibile, solo se ci pensiamo un pò. Piuttosto, mi sembra che i principi più profondi, che formano in certo qual modo la nosra personalità, sono quelli che ci guidano nelle scelte più importanti per la nostra coscienza e per il nostro futuro. Farei un esempio, per essere più chiara. Anche quando scegliamo un amico, perchè pensiamo che sia simpatico o divertente o sincero, in realtà abbiamo fatto una scelta per motivi più profondi, probabilmente perchè lo troviamo congeniale con il nostro modo di essere o di pensare e perchè riteniamo ad intuito che ci possiamo fidare di lui e così via. In altre parole, riteniamo che questo nuovo amico abbia dei valori da noi condivisi, quali l’onestà, la sincerità o altri valori di questa natura e di questa forza.”

Marco. “Questa tua riflessione mi suggerisce la possibilità di fare un altro passo avanti. Quando tu dici che l’onestà, la sincerità  ed altri valori di questa natura e questa forza siano sicuramente da noi condivisibili mi pare che tu abbia  introdotto dei concetti che non sono certamente nuovi, ma che probabilmente nella nostra attuale società, più pragmatica e meno ideologica, sono subentrati ai valori tradizionali dei nostri padri, che citavo sopra. Questi ultimi non sono certamente scomparsi, ma non sono più sentiti con la forza e la passione di una volta. Ti sembra che le cose siano andate così?”

Cinzia. “Sono pienamente d’accordo, anche se la mia idea che mi sembra più aderente all’attuale società è quella che in essa convivano contemporaneamente mille e più modi di vivere e di pensare, un mondo antico e un mondo moderno, il mondo dei credenti ed il mondo degli scettici, il mondo tecnologico dei progressisti e quello dei conservatori, ma forse è sempre stato un pò così, solo che attualmente il mescolarsi di popolazioni di diversa provenienza e il diffondersi di una tecnologia sempre più avanzata, fa si che soprattutto tra generazioni diverse si creino spesso difficoltà di comunicazione e di comprensione.”

Marco. “Mi sembra giusta anche questa tua precisazione. Però, per tornare al discorso dei valori, prescindendo un attimo dall’esame delle situazioni più complesse e prendendo a campione una popolazione che sia abbastanza omogenea, non ti sembra che si possa ritenere che l’insieme dei valori in cui una popolazione crede formino la sua morale?.  Ed infatti secondo te che cosa è la morale?”

Cinzia. “Bella domanda. Ma me la posso cavare con una o più citazioni classiche. Secondo gli studiosi la morale da mos=costumi si riferisce a tutti i comportamenti di una persona, che siano riconosciuti ed accettati da un gruppo sociale e che quindi abbiano un contenuto positivo e siano quindi utili per la collettività, a cominciare dalla coesione del nucleo familiare per finire a quello dell’intera collettività. Se vuoi invece una risposta più sintetica si potrebbe dire che la morale è l’insieme dei principi etici che regolano il comportamento dei membri di una società. Ecco, queste sono le prime definizioni che mi vengono in mente, ma francamente non saprei se colgano il segno.”

Marco. “Tu però, tienilo sempre presente,  hai tutto il tempo che vuoi per pensare alle varie domande che ti pongo. Anche perchè, una volta chiariti e definiti questi concetti base, potremmo poi procedere con maggiore sicurezza. Credo comunque che come prima approssimazione le tue definizioni vadano bene, però non chiariscono quali siano i comportamenti o quali siano i principi etici che possono integrare tout court un comportamento morale. Quindi, visto che non vogliamo procedere come se dovessimo vincere un quiz a premi, credo che tu abbia il diritto di pensarci per approfondire quale sia il concetto centrale di morale, perchè, una volta chiaro, potrebbe farci capire quali comportamenti siano effettivamente morali e quali siano soltanto abituali, ripetitivi o semplicemente non intenzionali. Non ti sembra?”

Cinzia.” Mi sembra di sì. Il metodo da te proposto somiglia abbastanza a quello dei dialoghi di Platone. Però vorrei che mi chiarissi un dubbio. Non ci allontaniamo un pò troppo da quelle che erano le nostre finalità, cioè, se non ricordo male, cercare di capire quali principi applicare nelle crisi che sopravvengano nella vita, quali i problemi seri posti dai figli, oppure ansie e traversie dovute a contrattempi vari?”

Marco. “Capisco quello che vuoi dire. Ed infatti anche a me sembra che ci sia il pericolo di essere troppo teorici e di allontanarci alle volte dai problemi di tutti i giorni. Ma nulla ci impedisce di essere anche astuti e quindi di porci continuamente il quesito: questa conclusione a cui siamo arrivati ci aiuterà mai a risolvere qualche problema? Vedrai quindi che con queste cautele potremmo anche procedere bene.”

Cinzia. gli pose però un altro problema. “Toglimi un’altra curiosità: come mai mostri un interesse così forte per i problemi morali? A me come prima impressione dai ll’idea di una persona equilibrata, Lo fai soltanto per avere idee più mature da trasmettere a tuo figlio?”

Marco. “Si e no. Senz’altro una ragione è quella che subito hai indicata. Ma mi interessa anche molto capire se in questo Paese, che mi sembra spesso governato da persone abbastanza incapaci o da partigiani (nel senso di portatori di interessi di parte anzichè degli interessi di tutti) sia possibile fissare dei principi di rispetto delle regole di democrazia e di buon governo. Vedi, dalle mie analisi e dalla mia modesta esperienza sono arrivato alla conclusione che sia inutile avanzare buone proposte di rispetto delle regole democratiche laddove tutti i partiti politici si sono impossessati del potere per fini propri, estromettendone i cittadini, ma si può cominciare dal basso, cominciando da sè stessi e mostrando a sè ed agli altri come sia fondamentale il rispetto delle persone e della dignità umana. E’ il mio modo comunque di reagire all’oppressione nei nostri confronti, messa in atto in tutti i campi, a cominciare da certi giornali asserviti ai partiti e dalla televisione, per finire a tutte le istituzioni dove operano i politici di cui sopra.. Non ti sembrano ragioni valide?”

Cinzia. “Senz’altro  sono d’accordo con te. Ma ti sembra che la ricerca che proponi possa essere utile?

Marco. “Penso di sì, se è vero quello che comunemente si dice, che in ultima analisi dovrebbero essere le buone idee, quelle che nascono dalla gente e dalle sue antiche tradizioni quelle che prima o poi si affermano nella società. E, nel nostro caso, qui si tratta di ritornare alle idee del rispetto delle persone, offuscate dall’illusorio miraggio del benessere prospettato dai media alla popolazione e dalla soverchiante bramosia di potere da parte degli affaristi”.

Cinzia. “Sono convinta che tu sia nel giusto. E quindi mi sembra interessante impegnarsi in questa nostra ricerca.”

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