Capitolo 5
Una ricerca in comune

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Ed a questo punto Marco si sentì invadere, come già gli succedeva da qualche tempo, da una grande voglia di abbracciarla e di baciarla, ma al tempo stesso fu frenato dall’idea che da quel momento forse potevano cominciare insieme un lungo viaggio di esplorazione intorno a sé stessi ed al loro futuro. Perciò si disse che avrebbe fatto bene a non precipitare le cose, visto che ormai era chiaro che la disponibilità di Cinzia avrebbe consentito loro di passare tanto tempo insieme e di sentirsi sempre più vicini. Per il momento però era anche curioso di conoscere qualcosa in più di lei, del perchè fosse così disponibile ed insieme battagliera. Le chiese quindi come mai avesse studiato filosofia e se si fosse anche interessata di politica.

Cinzia. “Tu forse stenterai a crederlo, ma io ho pensato di studiare filosofia sia per le ragioni che ti ho sempre detto, ma anche perchè mi aveva colpito il fatto che tutti, in Toscana almeno, ragionano in modo sorprendentemente originale, non ci sono due persone che abbiano lo stesso modo di pensare e quindi mi incuriosiva capire l’insieme della faccenda, da come nascano le idee delle persone al perchè poi si finisca sempre col dividersi su tutte le questioni, specie tra uomini e donne.. Prendi ad esempio le divergenze delle idee sull’aborto, sul divorzio e sull’educazione dei figli, sulle idee politiche e su quelle relative a chi sia il colpevole nei casi di arresti clamorosi. Non ti sembra così?. Della politica, invece, non mi sono mai interessata molto, perchè i politici finiscono sempre con il parlare un linguaggio astratto e lontano dagli interessi concreti della gente.”

Marco. “Si, ma vedi. Può darsi che io ora sia molto prevenuto sull’operato dei politici, ma mi chiedo se alle volte non siano oscuri perchè non abbiano alcun interesse a che la gente li capisca.”.

Si stava facendo un pò tardi e quindi propose: “Per ora direi di decidere che cosa fare al momento. Cominciamo a fare una capatina in questi piccoli chalet che sono sul mare per sentire se ci prendono?”

Cinzia. “Bé sì, prenotiamo qui e poi facciamo un giretto nella pineta di Tirrenia. La conosci?”

Marco. “Si, anni fa, quando ho cominciato a lavorare a Pisa. Quindi questi posti li conosco un pò, ma non posso dire di essere un esperto. Mi ricordo che è molto bella la Basilica di S. Piero a Grado, qui sulla strada che porta a Pisa, ma non so cos’altro si possa visitare.”

Cinzia. “Che lavoro fai a Pisa?”

Marco. “Ho un incarico presso la Facoltà di Scienze Politiche e mi occupo in particolare di metodologie della ricerca,”

Cinzia. Ma non è che tenti di sfruttarmi come cavia, per ricavare materiale per le tue ricerche?.

Marco. “Per carità, non me lo sogno nemmeno. Mai pensato di impiegare per attività di lavoro anche il tempo libero. E poi la ricerca riguarda l’organizzazione aziendale e della produzione, non la filosofia e men che mai la morale ed i valori etici. Semmai tra i due campi c’è un contrasto perchè la ricerca tende piuttosto a capire come sfruttare meglio le risorse umane, anzichè a valorizzare l’etica dei comportamenti.”

Cinzia. “Bene, questo mi piace. Rido perchè quando parli di queste cose assumi subito un linguaggio un pò accademico, e invece quando parli di ricerche filosofiche sei più disteso e quasi divertito.”

Dopodichè fecero onore a freschi e semplici antipastini di mare su uno chalet a Marina di Pisa, tra il fruscio delle onde ed una leggera brezza di mare.

Dopo di essersi riposati, mentre erano nella pineta di Tombolo, Marco riprese: “Senti, per ritornare al nostro problema, tu pensi che la morale sia un insieme di principi etici, come potrebbero essere le regole di condotta o le leggi vere e proprie o un insieme di principi non scritti che si rifanno a principi religiosi o a tradizioni popolari, oppure ancora pensi che sia un modo di essere delle persone, che quindi possono essere sincere o insincere, prepotenti o riservate, a seconda del loro temperamento?

Cinzia: “Mi pare che con queste osservazioni tu tenti di aiutarmi. Grazie per l’aiuto, ma con questi esempi sono ancora più confusa di prima.”

Marco. “In effetti anche a me sembra che seguire una serie di principi o di leggi non sia un comportamento morale, perchè in questi casi la morale potrebbe essere considerata come la conseguenza di una educazione, in cui l’allievo segue delle buone o delle cattive abitudini a seconda del tipo di educazione ricevuta.

Cinzia. “In effetti, basterebbre pensare al fatto che si parli comunemente di morale cristiana, di una morale Kantiana, come pure si parlava una volta di una morale cavalleresca, per capire che si parlava e si parla di comportamenti di soggetti umani  e non di semplici regolette da applicare” 

Marco. “Bene. Con questa tua riflessione sembra che ci avviciniamo un pò all’aspetto concreto del nostro problema. Ma ora sono io a chiederti: in cosa si differenziano queste morali?”.

Cinzia. “Forse si fondano su principi un pò diversi tra loro. La morale cattolica, secondo i più, si fonda sui principi “ama il prossimo tuo come te stesso” e “non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a tè” (frasi mi pare contenute nei Vangeli). Alcui studiosi in merito sostengono che tali principi introdussero il concetto rivoluzionario (a quei tempi) secondo cui bisognava abbattere le barriere che dividevano gli uomini, che avevano lo status di cittadini, dal mondo degli schiavi e degli appartenenti alle classi inferiori, come plebei e simili.”

“La morale Kantiana invece (coniata da Kant nella Critica della ragion pratica, dopo una complessa disamina) in sostanza afferma: “Agisci come se la massima delle tue azioni corrisponda sempre ad un principio universale di condotta”. Frase un pò oscura, ma che diventa abbastanza chiara se la si interpreta come se Kant avesse voluto dire: fai in modo che il principio ispiratore delle tue azioni corrisponda sempre ad un principio universale di condotta, dando quindi all’espressione “massima delle tue azioni” il significato di principio ispiratore delle tue azioni. Almeno è questo che mi è sempre sembrato di capire, perchè se invece si dovesse pensare che con “massima delle tue azioni” Kant avesse inteso riferirsi a “la maggiore delle tue azioni” si entrerebbe in un campo abbastanza nebuloso. Comunque, anche con l’interpretazione più lineare il concetto non è chiarissimo, perchè lascia l’onere al singolo individuo di capire in primo luogo quale sia il principio che deve guidare la sua scelta ed in secondo luogo se tale principio corrisponda o meno a quello che comunemente la gente applicherebbe nella stessa situazione.” 

“In parole povere quindi mi pare di vedere che la morale cattolica si fondi sul sentimento dell’amore, oltre che sul senso di giustizia, laddove invece la morale kantiana mi pare sia nettamente orientata sui principi della pura razionalità del comportamento: tutti dovrebbero seguire gli stessi principi.  La morale cavalleresca e simili mi sembrano invece morali elitarie, che esaltano la nobiltà d’agire di certe categorie privilegiate. Ma il vero punto nodale mi sembra questo: se pure si possa ipotizzare l’esistenza di una morale particolare per un gruppo sociale, la vera morale dovrebbe essere quella che accomuna tutti gli uomini, perchè soltanto in questo modo gli individui possono intendersi, coesistere e cooperare, anche appartenendo ad etnie e credi diversi. Forse una seconda deduzione potrebbe essere questa: che non bisogna confondere la morale con gli usi ed i costumi di gruppi o popolazioni diverse, ma qualcosa che accomuna tutti in quanto uomini, il che mi sembrerebbe più una qualità che hanno sia la morale cattolica che quella kantiana”.

Marco. Mi sembra che tu sia stata ora veramente ispirata e che hai risposto in pieno alle mie domande; però per ora non mi pare che abbiamo ancora risposto al problema iniziale, sul quesito cosa sia la morale nel mondo attuale. Forse ci siamo avvicinati soltanto un altro poco. Infatti è difficile pensare che ci siano due morali distinte, una per i cattolici e le masse in genere ed un’altra per le persone più razionali, che consapevolmente o meno seguano i principi di Kant. E poi, quale morale seguivano i popoli prima del cristianesimo o nelle regioni in cui non si è diffuso il cristianesimo? Mi pare che si debba riconoscere al tempo stesso che soprattutto la morale cattolica, ma anche la morale kantiana hanno fatto fare all’umanità dei passi giganteschi nell’evoluzione delle coscienze e quindi del vivere  e del convivere degli esseri umani. Basti pensare che i principi delle giustizia e dell’uguaglianza propugnati dal cristianesimo sono in ultima analisi gli stessi che hanno ispirato la rivolta dei pensatori francesi, secoli dopo, in nome dell’egalitè e della fraternitè. Ma forse è venuto il momento di capire se si siano affermati nuovi valori nelle società umane e se questi valori siano presenti nelle coscienze degli uomini d’oggi.”

 Cinzia. Sì. Anche queste ultime considerazioni mi sembrano pertinenti e ne possiamo tener conto per circoscrivere anche meglio il nostro campo d’indagine. Cosa ne dici però se rimandassimo l’esame ad una prossima occasione?. Magari per fare una passeggiata distensiva in montagna o meglio, in un posto scelto da te?”

Marco. Sì, per essere il primo giorno, oggi abbiamo lavorato anche  troppo. Quanto alla prossima gita, pensa anche tu se ti viene in mente qualche posto, non lontanissimo, dove ci sia tranquillità ed aria buona. Oggi siamo stati veramente bene, e, visto che è ancora abbastanza presto, mi piacerebbe rivedere la basilica di S. Piero a Grado, dove sono stato una volta. Tu hai impegni per la serata?

Cinzia. “No. Oggi sono assolutamente libera. Possiamo vedere la basilica e anche fare un giro più ampio, ad es. per vedere Montecatini o Pistoia, prima che io torni a Firenze.”

Dopo questa giornata trascorsa in grandi discussioni, sia Cinzia che Marco rilevarono che non avevano sollevato problemi personali, forse perchè sentivano istintivamente che era meglio non complicarsi la vita, visto che stavano bene insieme e, in effetti, a parte la simpatia reciproca, era la prima volta che avevano passata un’intera giornata insieme. Prima di salutarsi, visto che Cinzia si schermiva ridendo, Marco si assunse il compito di fare un breve resoconto dei punti che avevano discusso e sui quali si erano trovati d’accordo, per non dimenticarli e dover cominciare tutto daccapo. Si erano comunque lasciati nei migliori termini, con la sensazione comune di aver trovato un compagno con cui si poteva discutere di problemi seri ed anche piacevoli e con l’intesa che prima di rivedersi avrebbero anche avuto il tempo di approfondire il tema discusso.

Marco però si era accorto che non riusciva a concentrarsi su quanto avevano discusso perchè era confuso per la sorpresa di essere riusciti a parlare con tanta tranquillità su quello che poteva diventare un grande progetto, quello di scoprire quali fossero i nuovi valori a cui guardare per rendere più consapevoli e sicure le loro vite. Nello stesso tempo si sentiva frastornato per tutto quanto gli era capitato in modo quasi inaspettato. Aveva infatti trovato una persona deliziosa come compagna in quest’avventura, che aveva anche la qualità rara di condividere le idee che nascevano nel dialogo e perfino di anticiparle.

Nei giorni seguenti si rese conto poi che più si impegnava nell’approfondire il loro problema, più si sentiva vicino a lei, perchè in un certo senso era come se lavorasse per la loro intesa e quindi per il loro futuro. D’altra parte sentiva pure che veramente potevano essere vicini a scoprire qualcosa di valido, purchè si fossero concentrati sul valore effettivo dell’essere umano, lasciando da parte tutte le enfatizzazini che sono state abitualmente usate per descrivere la posizione dell’essere umano nella gerarchia degli esseri viventi. Su questa falsariga si era quindi convinto che definendo meglio quale fosse la responsabilità dell’essere umano  si sarebbe potuto capire meglio, anche al livello dell’uomo della strada, il significato ed il senso della propria vita.

Detto in altre parole, secondo questa visione si potrebbe ritenere che ciascun uomo dovrebbe essere considerato degno di rispetto e quindi utile a sè ed agli altri, sempre che a sua volta fosse in condizioni di rispettare quello che di umano avesse in lui.    

A questo punto delle sue riflessioni Marco pensava che avrebbero potuto riprendere insieme le loro ricerche formulando questi nuovi quesiti, come tentativo per un ulteriore avvicinamento alla soluzione:

- se, a stringere, la morale non consiste nè in una serie di precetti, nè in un insieme di usi e di costumi, potremmo forse ritenere che la morale sia ciò che più di ogni altra cosa sia connaturata alla dignità umana?

- oppure, potremmo definire la morale come l’insieme dei sentimenti che rispettano e rispecchiano la dignità di ogni essere umano?

Sentiva che con queste ultime proposte ci si avvicinava ulteriormente al compito che si erano prefissati, in quanto sempre più sembrava di capire che la morale sia strettamente connessa alla natura umana ed alla dignità delle persone. Però al tempo stesso si accorgeva  che tali definizioni non erano complete.

Aveva quindi sempre più chiara la necessità di rendere oggettivo il problema, parlandone con la persona che gli sembrava la più adatta a questo compito in quanto donna e quindi particolarmente versata a capire i messaggi verbali contenuti nelle parole. Gli sembrava quindi di aver compiuto il massimo sforzo che gli fosse possibile e decise di rimettere ogni altro approfondimento a Cinzia.

In questa piacevole prospettiva si sentiva sollevato, anche perchè, si rendeva conto, avevano fatto in poco tempo un percorso non da poco. Gli sembrava pure, in questa conquistata atmosfera di distensione , che la morale non potesse essere qualche cosa di esterno all’uomo, come una dottrina creata da un qualche movimento culturale, filosofico, politico o religioso, ma qualcosa di eterno, nato con la coscienza dell’uomo e duraturo nel tempo, salvo qualche modifica legata all’evolversi della coscienza e della cultura umane.

A mente più serena, nelle settimane successive, cominciò poi a rendersi conto del fatto che la morale, concepita come connaturata allo spirito dell’essere umano, doveva necessariamente mutare  nel tempo, in rapporto al mutare delle conoscenze e del modo di vivere della gente. Verrebbe da pensare, si diceva, che in passato debba essere esistita una morale più rigida e forse anche più eroica, che guidava le azioni delle antiche società guerriere. 

Come pure, pensava in via di pura ipotesi, si dovrebbe ritenere che la morale delle donne fosse più complessa e duttile di quella maschile, in quanto necessariamente nel suo agire il gentil sesso deve fare posto a sentimenti generosi ed altruistici, a protezione dei piccoli da accudire ed ai propri cari. E, mentre soppesava questa possibilità, ci fu una telefonata tipo “lupus in fabula”, con la quale Cinzia gli chiedeva se avesse fatto progressi, visto che lei era ormai arrivata alla conclusione, forse esagerando un pò, che gli uomini sono praticamente degli amorali (salvo pochissime eccezioni) e le donne di conseguenza delle povere vittime, incapaci ormai di avere voce in capitolo, salvo una certa vita interiore, che si guardano bene dal rivelare, per conservare almeno un minimo di intimità e di pace.

A questo punto Cinzia, nel mettere giù il telefono, non potè fare a meno di chiedersi se la sua innata allegria non l’avesse portata ad esagerare nel dire che gli uomini si comportano male con le loro compagne. Si era accorta ormai della tenerezza che Marco le dimostrava e del fatto che ci teneva moltissimo a lui ed alla sua compagnia. Si chiedeva perciò se il suo interlocutore non si fosse offeso, ma confidando nel fatto che Marco era indubbiamente una persona di spirito, pensava che si potesse far perdonare contribuendo in modo più fattivo alla soluzione del problema dei “valori”. Si era ricordata infatti di aver letto a suo tempo un trattato del Bergson, in cui il filosofo francese aveva approfondito nel libro “Le due fonti della morale e della religione” questi temi. Aveva di nuovo quindi dato una scorsa al libro ed era stata in grado di notare che il Bergson riteneva che la morale vigente nel mondo occidentale si fosse formata su due basi, l’una delle quali era costituita dalle obbligazioni morali che l’ordine costituito si era dato, a partire dalle società primitive e fino a quelle più progredite, per indurre i componenti della società ad assicurare una maggiore coesione sociale ed il progresso del gruppo. L’altra componente della morale poteva essere ravvisata invece nell’attrazione e nell’esempio forniti dalle personalità eminenti della società, che emergevano sia nel campo culturale che in quello religioso. Al tempo stesso il Bergson valutava che la morale non poteva essere fondata sul “bene” dei filosofi greci, secondo i quali “il bene è ciò che giova” alla persona etica, perchè nelle situazioni concrete è difficile stabilire se una qualsiasi scelta sia etica o meno, dal momento che può essere giovevole agli interessi di chi l’adotti, ma non necessariamente a quello dei suoi interlocutori o della collettività. Quindi “ciò che giova” non ha sempre un contenuto etico, ma qualche volta solo pragmatico.

Impegnati in questi approfondimenti, Cinzia e Marco si sentirono per telefono più volte, per scambiarsi qualche idea e per concordare un percorso comune su binari paralleli (Marco sulle definizioni del concetto di morale e Cinzia sul rapporto tra la morale, i sentimenti e le coscienza delle persone). Questo lavoro comunque li tenne impegnati per quasi tutto il periodo invernale, che Marco visse tra la certezza di una ricerca necessaria per il loro futuro ed il dubbio di non riuscire ad essere all’altezza delle loro aspettative.

Invece Cinzia, sulla scorta dei punti che avevano approfondito a Tirrenia e delle nuove idee da lei autonomamente maturate, si era convinta ancora di più che nel concetto di morale doveva essere presente una certa razionalità, fondata sui concetti dell’impegno personale e del sentimeto di giustizia, ma questo concetto avrebbe dovuto contenere anche un forte richiamo ai sentimenti fondati sui valori e sulle esperienze del passato.. Pensava infatti, come dopo raccontò a Marco, che la morale individuale fosse la manifestazione e l’espressione di quanto contenuto nella coscienza del singolo individuo e quindi che fosse tanto più profonda quanto più i sentimenti di giustizia e di apertura verso gli altri fossero vivi e sentiti.

Approfondendo queste nuove idee era arrivata quindi alla conclusione che per capire meglio cosa si dovesse intendere per morale bisognava allargare la ricerca ai sentimenti che normalmente vi sono nella coscienza delle persone o, detto in altre parole, ai principi più o meno forti sui quali si fosse formata la personalità degli individui.

 Collegando quindi queste altre idee con quelle sulla coscienza e sui sentimenti le sembrava che traducendo il tutto in una visione attuale, si potesse forse capire in che misura nel discorso sulla morale dovessero entrare sia una valutazione del ruolo della coscienza sia dei forti sentimenti e dei valori che avessero il potere di formare la coscienza degli uomini del nostro tempo.   

Accanto a queste idee, provava anche una forte tenerezza quando pensava che Marco capiva e seguiva i suoi stessi sentimenti. In quei momenti sentiva di averlo vicino e le sembrava di poter parlare con lui e di scambiarsi impressioni e conferme su quanto andava scrivendo.

A questo punto Cinzia, un pò perplessa per la complessità che presentava ormai la materia da approfondire, telefonò a Marco a fine inverno, per chiedergli se non ritenesse utile, per evitare inutili confusioni tra percorsi diversi, di programmare dei giorni di vacanza da trascorrere insieme, magari in montagna, anche per riposarsi e fare un pò di attività fisica. Gli chiese pure se poteva venire con loro anche sua figlia Francesca, che stava imparando a sciare e che qualche volta le aveva chiesto di andare in montagna per tre o quattro giorni.

Naturalmente Marco non fece alcuna obiezione ma fu felicissimo di potersi rivedere con Cinzia dopo tanti mesi, per andare a sciare insieme. Al che Cinzia chiese ancora: “Cosa ne dici, racconto a Francesca che ci conosciamo da parecchio tempo o che ci siamo conosciuti da poco?” 

Marco. “Ah già. Ma, mi sembra che se vogliamo essere coerenti con il nostro stile di persone corrette, dovremmo cercare di evitare sotterfugi inutili e quindi sarebbe meglio dire sempre come stanno le cose.”

Cinzia. “A proposito . Non credi che potrebbe venire anche tuo figlio ?”

“Ma, non so. Non sa sciare, ma può fargli piacere passare qualche giorno sulla neve. Quindi provo a chiederglielo e ti farò sapere.”

Fu così che due settimane dopo, si era ai primi di marzo, si ritrovarono in macchina Cinzia, Marco ed i loro due ragazzi, Francesca e Mario, per andare a Selva di Val Gardena, muniti di sci e di una discreta voglia di vacanze. Cinzia e Marco erano poi molto curiosi di vedere come l’avrebbero presa i ragazzi, perchè essi quando avevano sentito il programma erano sembrati in un primo momento un pò disorientati, ma anche curiosi di sapere come e perchè Cinzia e Marco avevano organizzato la spedizione. Quando poi avevano saputo che si conoscevano da diversi anni avevano cominciato a fare mille domande per capire se c’erano delle “ragioni speciali” per vedersi tutti e quattro , ma poi si erano tranquillizzati quando I genitori li avevamo rassicurati sul fatto che erano soltanto amici e che non c’erano altre intenzioni all’infuori del desiderio di fare un pò d’evasione e di parlare di problemi letterari di comune interesse.

Poi, una volta partiti, in macchina si erano comportati come due perfetti inglesini, corretti e gentili, ma non particolarmente loquaci ed espansivi. Anche se ogni tanto li si poteva cogliere a guardarsi di sottecchi, con una certa curiosità. Francesca, che si dimostrava più spigliata, aveva cominciato col dire di aver già fatto una scuola di sci due anni prima, con la sua classe, ma che ora avrebbe preferito sciare senza maestro, per avere più tempo e per migliorare le curve a valle con gli sci “sciancati”, che migliorano la tenuta in curva. Al che Cinzia aveva detto che non c’erano problemi e che lei avrebbe preferito sciare sui campetti che di solito si trovano alla partenza degli skilift a fondovalle, visto che era un pezzo che non sciava. Mario invece aveva borbottato qualcosa circa passeggiate, in cerca di scoiattoli e di caprioli, guadagnandosi la simpatia del gruppo femminile, chiaramente favorevole alle bestioline dei boschi, ma scettico sulla possibilità di trovarne.

Ma la mattina dopo, riuniti davanti al tavolo della colazione, ben provvisto di cuccume di cioccolata e di caffè, di crostini imburrati e di dolcetti locali, ogni imbarazzo era di colpo svanito e la consueta aria cameratesca di montagna lo aveva cancellato ed aveva favorito anche una variazione  nei programmi: Mario, visto che era bel tempo, si sarebbe procurato scarponcini e tavola da snowboard per cercare di sperimentare qualche evoluzione; Francesca lo avrebbe assistito nei primi esercizi, visto che conosceva lo snowboard; Marco e Cinzia al principio avrebbero assistito a queste attività per vedere poi gli orari, la dislocazione degli impianti di risalita e per poter poi organizzare le giornate.

Naturalmente poi, non appena sistemati i ragazzi con i loro attrezzi sui campetti di sci, Cinzia e Marco cominciarono a parlare proprio di loro, facendosi i complimenti a vicenda per la loro aria sana e pulita, per la schiettezza e semplicità con cui si erano conosciuti ed intesi, e quindi si dissero che tanti problemi non ci sarebbero se in giro ci fosse almeno un pò di educazione e di civiltà e magari anche un pò d’allegria.

Poi si diedero d’attorno per procurarsi un pò di depliants con gli orari e per organizzare i primi giri e quindi, dopo aver sciato un pò, passando ogni tanto per il primo campetto per vedere i ragazzi, finirono per sedersi su di una panchina al sole.

Convennero comunque che avrebbero avuto il tempo di parlare delle loro ricerche

nelle lunghe serate, visto che in montagna ed in quella stagione le serate cominciano già dopo le sei, perchè a marzo comincia a fare freddo quando cala il sole e allora bisogna ripararsi nei bar o in albergo. Quando alla fine recuperarono i ragazzi per mangiare qualcosa, questi ultimi annunciarono che l’indomani Francesca avrebbe fatto bene a fare qualche ora con un maestro e lo stesso sarebbe toccato a Mario, visto che addomesticare lo snowboard si era dimostrato più difficile del previsto.

La sera quindi poterono finalmente aggiornarsi a vicenda. Marco in merito al  concetto moderno di moraltà e Cinzia in merito ai risultati del suo lavoro e delle sue ricerche. Convennero quindi, lungi dallo sperare di aver già trovato qualcosa di definitivo sulla morale, che quelle ultime idee raccolte da Cinzia rendevano necessario un ulteriore studio centrato sull’apporto della coscienza alle scelte degli individui, perchè ogni definizione della morale per essere completa a quanto pare doveva necessariamente far riferimento ai principi ed ai valori appresi dall’infanzia in poi. Si ricordarono a vicenda infatti che si erano già convinti che lo sviluppo della coscienza avvenisse  a seguito di un lento processo di assimilazione di tutto quanto appreso per anni nel seno della famiglia di provenienza ed anche dalla scuola e dall’ambiente sociale.

Il giorno dopo Cinzia e Marco sciarono sulle piste di fondo valle ed i ragazzi andarono sui campetti con i loro maestri. I “grandi”  scoprirono di essere un pò arrugginiti e quindi si limitarono a prendere gli skilift più corti a Plan De Gralba ed a fare le piste più facili, mentre i “giovani” facevano i loro giri con il maestro, tra capitomboli e piccole gare con gli altri allievi.

In serata poi, mentre i giovani si riposavano con attività profondamente intellettuali quali filmetti e simili, Marco e Cinzia cominciarono un serio esame delle loro nuove idee. Cominciò Cinzia, con una presentazione di queste idee: “secondo me, naturalmente posso sbagliarmi,  quando si parla di coscienza si fa riferimento a tutte le facoltà superiori della persona umana. Si tiene conto quindi dell’autocoscienza e delle conoscenze che abbiamo acquisito nel corso della nostra esistenza e quindi anche della memoria che conserviamo dei fatti della nostra vita e delle nostre scelte, dei principi che abbiamo appreso e che abbiamo rielaborato, delle idee che ci siamo fatti su noi stessi e sugli altri ed ancora degli interessi che abbiamo sviluppato e dei desideri e programmi che abbiamo coltivato. Non posso ovviamente pretendere di riassumere qui tutte le potenzialità della coscienza, salvo tentare di darne un’idea.”

“Ma, replicò Marco, mi pare che quello che tu dici vada condiviso in pieno, anzi mi sembra che mi hai dato una visione tanto esauriente sulla coscienza che non riterrei necessari ulteriori approfondimenti in materia, salvo forse cercare qualche conferma nella letteratura, per capire se alle volte sia stata individuata la sede centrale di detta coscienza, laddove sembra che finora non risulti individuato alcun centro unitario della persona umana, perchè secondo l’ipotesi più accreditata risulterebbe esistere soltanto uno stretto raccordo tra tutti gli apparati cognitivi dell’essere umano.”

“Piuttosto mi sentirei di aggiungere a tutto quello che tu hai appena detto che secondo una visione moderna la coscienza degli individui si forma sin da piccoli (a partire  circa dai due anni di vita) mediante un continuo soliloquio con se stessi, nel quale fissiamo le nostre impressioni e le nostre idee su tutto ciò che ci circondi o ci venga detto da altri. Ed è anche in questo modo che ciascuno si forma i propri giudizi di valore e forma il proprio carattere, influenzato quindi sia dal proprio temperamento che dall’ambiente sociale nel quale vive.”

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