Capitolo 6
I principi etici dei giovani

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Cinzia. “Bene, su queste idee mi sembra che siamo d’accordo. Ora quindi non ci resta che  capire  in che modo in questo percorso che fa ogni individuo da piccolo, ciascuno adotti un’insieme di propri comportamenti e valori, tutti diversi e originali  (che noi con altri termini abbiamo cominciato a definire  il comportamento morale della persona), perfino rispetto a quelli adottati dai fratelli  e sorelle o a persone del proprio ambiente sociale.”

Marco. “Che cosa indendi dire con questa ultima idea? Non penserai che siamo in grado di capire come mai ad es. una persona diventi amante dell’ordine e di una vita tranquilla, mentre un’altra sia amante dell’avventura, una terza magari sia estroversa e amica sincera mentre una quarta sia più riservata ma incostante negli affetti e così via?”

Cinzia. “Bene, non proprio questo. Forse, queste differenze di carattere e di comportamento derivano dal temperamento innato delle persone, più o meno influenzato dall’ambiente in cui si è vissuti da giovani, come già abbiamo detto prima, ma io intendevo parlare dei valori che la gioventù di oggi più o meno incosciamente sembra preferire,  perchè sono convinta , da quel che ho visto ed ho sentito a scuola, che non è vero che le nuove generazioni non abbiano più i valori di una volta o addirittura che non abbiano alcun ideale, anzi mi sembra che si siano dati nuovi valori ed anche che abbiano dato nomi nuovi ad alcuni valori tradizionali.”

Marco. “Ah, ora mi pare di capirti bene, anche perchè l’argomento mi interessa molto.  E forse su questa strada possiamo azzardare qualche ipotesi, perchè abbiamo anche qualche elemento di giudizio su cui contare. Tu suggerisci forse che siamo in grado sin da ora di poter individuare qualche comportamento positivo che i giovani mostrino di preferire e che magari non era tenuto in considerazione nella nostra gioventù?

Cinzia. “Si proprio questo. Ma anche qualcosa d’altro, come ad es. qualche comportamento positivo nuovo reso possibile dai cambiamenti sociali e tecnologici avvenuti di recente nel nostro Paese, diciamo negli ultimi cinquanta anni. Quindi, se credi, domani sera potremmo cominciare a scambiarci qualche idea su come vediamo gli aspetti positivi e, perchè no, anche negativi delle idee di questi giovani. Dico negativi con qualche dubbio, perchè anche qui non sono tanto convinta che siano mammoni, che rimandino sempre gli impegni e le responsabilità come tanto spesso si sente dire. Come pure comincio ad avere il sospetto che adesso ci sia persino una inversione di tendenza, nella trasmissione delle idee tra generazioni e che in qualche modo ed in taluni casi siano i più giovani che comincino ad influenzare  la generazione che li ha preceduti. Non ti pare? “     

Marco. “Forse. Ma mi pare anche che mi diventi particolarmente problematica quando parli dei giovani. Bene comunque. Così avremo modo di confrontare tra loro idee nuove e quindi sicuramente interessanti.”

Cinzia. “Per intanto, a proposito dei nostri giovani, domani potremmo sperimentare se ci accettano come maestri. Tu per esempio, che oggi mi sei sembrato un mezzo maestro, potresti mostrare a Francesca come migliorare la posizione per  poter poi tentare di fare il parallelo,  mentre io potrei divertirmi a vedere i capitomboli che fa Mario con il suo snowbord. Così mi riposo un pò, visto che stamattina ed oggi pomeriggio mi sono stancata troppo, per seguirti dappertutto.”

Marco. “Ma se ti ho portata soltanto sugli skiliffetti  e sulle piste più facili! Mi pare che qui si cominci a battere la fiacca. Scherzi a parte, mi è sembrato che tu abbia una buona impostazione, vai piano ma con una posizione corretta, il che vuol dire che se passerai un pò di tempo sulla neve potrai fare dei buoni progressi. Ma comunque l’importante è andare sicuri, così ci si diverte senza patemi d’animo.” 

L’indomani quindi dissero ai ragazzi che si sarebbero divisi perchè Marco e Francesca, che sciava discretamente, avrebbero potuto fare le piste più impegnative, mentre Cinzia aveva la curiosità di provare lo snowbord e quindi poteva farsi mostrare da Mario i primi movimenti insegnatigli dal maestro, anche per muoversi meno e quindi riposarsi un pò. Il che andò bene per tutti, perchè Francesca si dimostrò un’allieva modello. Era una ragazza alta e snella, ormai pienamente sviluppata e molto carina. Sugli sci andava piano, ma sicura come Cinzia ed era molto contenta perchè si divertiva a fare le piste rosse , di media difficoltà e prendeva confidenza a fare le curve a valle con apertura a monte, che è la strada obbligata per poi tentare il parallelo, cioè le curve con gli sci paralleli. Questo mentre Cinzia e Mario, come dissero poi, facevano a gara a  chi cadeva con più stile, anche perchè lo snowboard, che sembra più facile, diventa invece incontrollabile quando acquista un pò di velocità e quindi si fanno dei capitomboli  spettacolosi, anche se non pericolosi.

Successe poi che la sera, mentre si preparavano per la cena Mario chiese al padre: “ho sentito per caso mentre parlavi con Cinzia. Ma come mai parlavate di valori dei giovani e cose così?”

Marco. “A si. Vedi, Cinzia insegna in un liceo e quindi i nostri discorsi più frequenti si aggirano spesso su come la scuola possa incidere sulla formazione della nuova generazione e con quali risultati. Nello specifico, visti i grandi cambiamenti che stanno avvenendo a causa del computer e di internet discutiamo spesso se la scuola sia in grado di aggiornarsi, se i giovani stiano cambiando e se si interessino di politica e così via. Anzi, visto che le serate sono lunghe e questi argomenti possono interessare anche voi stasera potremmo parlarne insieme, se volete. Io poi in questo periodo mi sto interessando di più della politica, come ben sai e quindi sono curioso di capire se i problemi di politica interessano i giovani. Questo perchè mi sono convinto che un effettivo miglioramente della politica italiana può provenire soltanto da una maggiore partecipazione dei giovani. Perciò seguo con interesse le iniziative del movimento viola: si sta diffondendo, che tu sappia?”

“Mi pare di si. Ma per ora non svolgono attività politica vera e propria, si limitano a fare azioni dimostrative ed a raccogliere consensi perchè hanno bisogno di crescere ancora come movimento. E poi c’è il grosso problema di darsi una struttura  veramente paritaria e nello stesso tempo incisiva e puoi immaginare quanto sia difficile darsi una struttura in cui ci siano dei capi, anche se siano persone volenterose e capaci, in un movimento che per sua natura e vocazione dovrebbe essere composto da una struttura veramente democratica e quindi orizzontale.”

Durante la cena invece Marco introdusse il discorso del rapporto tra le ultime generazioni in modo abbastanza critico, per provocare nei ragazzi un minimo di reazioni, ma soprattutto per avere delle risposte abbastanza dettagliate. Chiedeva infatti se a loro risultasse che tra amici o compagni di scuola si discutesse mai di politica, oppure in classe con i loro insegnanti o a casa con i loro genitori. E, ancora, se in classe si discutesse mai della situazione economica del paese, degli argomenti del giorno più rilevanti, quali le scoperte scientifiche ed i progressi tecnici, oppure dei fenomeni più spinosi, quali i fatti di mafia o il diffondersi delle droghe e così via. Oppure, in caso contrario, se ci si limitasse  solo al programma scolastico.

Visto poi che le risposte di entrambi i ragazzi erano improntate ad una certa meraviglia, accompagnata da espressioni quali “non mi pare”, oppure “non si è mai parlato di queste cose”, Cinzia aveva obiettato: “ma io con i miei ragazzi parliamo qualche volta di queste cose, abbiamo discusso più di una volta del perchè si siano verificate delle crisi politiche, oppure certi disastri climatici, come alluvioni e simili. Come pure qualche volta discutiamo pure sugli avvenimenti sportivi e sui raduni che alle volte avvengono in città per partecipare ai concerti.  A questo punto l’atteggiamento dei ragazzi è cominciato a cambiare in meglio e hanno iniziato ad ammettere che nei programmi scolastici c’era comunque un gran parlare  dell’importanza di questo o quel poeta o di altri personaggi, ma che questa cosa era vista dagli studenti come una normale routine un pò paternalistica, in certo qual modo subita insieme al normale carico di nozioni scolastiche. Il che aveva spinto I genitori a fare delle domande  più dirette, circa quali potrebbero essere grosso modo gli interessi e le attività che i ragazzi delle medie e dei licei praticassero di più.  Era venuto quindi fuori che sia al livello delle scuole medie che dei licei i ragazzi avvertano molto la necessità di uscire fuori dal loro ambiente e di conoscere altre persone, perchè è molto diffusa la sensazione di sentirsi soli o con pochi amici e di sentirsi un pò emarginati. Come pure era venuto fuori un altro aspetto della realtà, un pò diverso da quello della solitudine, ma altrettanto veritiero. Sembrava cioè che anche i ragazzi che dicono di avere molti amici, in realtà  chiamano amici dei semplici conoscenti e magari non hanno neppure un solo vero amico, con cui scambiarsi delle confidenze e parlare di problemi veri. Sia Francesca che Mario comunque erano d’accordo sul fatto che avere dei veri amici era una cosa difficile al tempo d’oggi perchè ci si è abituati ad una vita sempre di corsa ed insicura e forse anche perchè si ha la sensazione che non ci siano prospettive di lavoro sicuro o sicurezze negli affetti e quindi si sente il bisogno di vivere alla giornata e di cogliere tutte le occasioni buone per divertirsi, senza stare molto a pensarci. Cinzia e Marco avevano finalmente chiesto quali valori i giovani d’oggi apprezzassero di più nei loro compagni, oltre alla bellezza fisica ed alla capacità di essere socievoli e di buona compagnia.

Qui le risposte erano state un pò diverse. Francesca, che aveva circa 16 anni, diceva che le sue amiche mostravano di apprezzare di più gli altri ragazzi e ragazze che fossero  più simpatici, intendendo dire quelli più estroversi e “flessibili”, cioè capaci di adattarsi e cavarsela in qualsiasi situazione, mentre Mario, che ha venti anni, diceva che almeno tra i ragazzi, vengano stimati quelli che mostrino di essere più allegri e seri al tempo stesso, nel senso di ragazzi coerenti nelle loro idee e costanti nel voler raggiungere degli obiettivi ben definiti. Cinzia poi dopo averci pensato un pò,  confermò che da quello che le risultava dai discorsi fatti dai genitori dei ragazzi e, occasionalmente, dalle confidenze ricevute dai giovani di varie età, risultava che questi due modi di sentire riferiti da Francesca e da Mario rispecchiavano abbastanza fedelmente l’evolversi degli orientamenti dei ragazzi nella prima giovinezza: in una prima fase sembrano più attratti dal mito della bellezza fisica, nonchè dall’allegria e dall’esuberanza degli amici e compagni, mentre qualche anno dopo, i ragazzi e le ragazze cominciano a preferire i giovani più dotati di qualità  positive sia nel carattere che nella personalità.

L’indomani mattina prima di colazione Cinzia disse che le aveva telefonato Riccardo. Come aveva già detto a Marco, erano rimasti in buoni rapporti e qualche volta si vedevano, anche perchè ogni tanto si faceva vivo per vedere Francesca. Disse poi che Riccardo in quest’occasione avrebbe volentieri fatto un salto a Selva per fermarsi un paio di giorni e quindi che sarebbe arrivato  l’indomani.

 Francesca ne fu felicissima, perchè era molto affezionata a suo padre.  Marco e Cinzia concertarono di andare a sciare in mattinata, in modo di farsi trovare in albergo nel primo pomeriggio, quando probabilmente sarebbe arrivato Riccardo, che verosimilmente doveva partire da Perugia, dove abitava. Infatti lo videro nel corso del pomeriggio e, nel momento che ci fu l’incontro, Marco, con una certa sorpresa si rese conto che negli ultimi anni il buon Riccardo non era cambiato più di tanto, ora era un uomo un pò più maturo ma sempre atletico e prestante, come lo sono in genere gli uomini che continuano a svolgere attività sportiva, anche a 40 anni e passa. Riccardo spiegò che da diversi anni aveva lasciato la scuola di vela in Sardegna perchè aveva ricevuto un incarico in una scuola di vela  sul Lago Trasimeno, dove si poteva lavorare una buona parte dell’anno, mentre in Sardegna le condizioni ambientali consentivano di tenere aperta la scuola soltanto nel periodo estivo.

Fu comunque un piacevole incontro, perchè Riccardo era un compagno simpatico ed esuberante. Era poi rimasto il vero tipo dello sportivo, amante del mare e della vita all’aria aperta. Tra l’altro, sembrava che fosse ancora in ottimi rapporti con Cinzia, con la quale a quanto pare aveva avuto dei dissapori  dovuti in buona parte al fatto che il suo lavoro gli impediva di stare in modo continuativo a Firenze,  perchè per buona parte dell’anno era costretto a impegnarsi nella sua scuola di vela,  ma anche come schipper in gare di vela a diversi livelli.

Cinzia, Marco e Riccardo ebbero comunque il tempo di sciare tutti insieme e la sera di riandare al tempo passato e di rinnovare la loro amicizia, basata sia sulla comune passione per il mare, sia sul forte interesse per la vita avventurosa. Il loro carattere schietto  e sincero  faceva si che potessero capirsi al volo,   da veri toscani, e di potersi scambiare le loro confidenze ed I loro scherzi, senza alcuna remora.  Progettarono quindi senz’altro di fare una vacanza insieme all’isola D’Elba, dove avrebbero potuto trascorrere anche una giornata intera sul mare, prendendo a nolo una barca a vela da un conoscente di Riccardo, che gestiva un servizio nautico a Porto Azzurro. “Così, potrò anche vedere se vi ricordate almeno qualcosa dell’arte di guidare una barca”, disse Riccardo.” Ma, scherzi a parte, per quel tipo di barche, ci vogliono per lo meno due persone che conoscano il mestiere”.   

L’indomani purtroppo Cinzia e Marco dovettero ripartire per impegni di lavoro mentre Francesca rimase a fare compagnia al padre, che non vedeva da qualche tempo. Mario a sua volta annunciò che preferiva rimanere in montagna, perchè gli era venuto il desiderio di provare lo sci classico. Inutile dire che da genitori tradizionali, quali si erano scoperti di essere, Marco e Cinzia avevano sospettato che la mancata partenza di Mario fosse quantomai sospetta, visto che non aveva mai mostrato una passione così improvvisa per la montagna e per lo sci in particolare.  Qualche volta aveva manifestato una mezza intenzione di provare lo snowboard, ma al tempo stesso aveva detto che lo sci gli sembrava pericoloso. Ecco, proprio il fatto di questa sua improvvisa conversione allo sci classico era l’aspetto più misterioso, ma non troppo (!), di tutta la faccenda. Per il resto Cinzia e Marco erano abbastanza soddisfatti per i piacevoli giorni passati insieme e per l’atmosfera distensiva che avevano vissuto in montagna, anche perchè I loro ragazzi erano ormai abbastanza grandi e si erano mostrati anche loro felici di fare le vacanze insieme ai genitori.

Marco e Silvia poi erano soddisfatti anche per come avevano quasi concluso la loro ricerca, con un percorso complessivo che li aveva portati a riscoprire il senso e la profondità di un nuovo concetto di morale, e nello stesso tempo aveva suggerito loro che la morale può essere tanto più profonda e sentita quanto più sia viva e sensibile la coscienza delle persone. Gli era poi parso di capire che in un certo senso una condotta morale fosse il modo più libero e più alto in cui si possa manifestare all’esterno la coscienza degli individui.

Si erano quindi ripromessi di riparlarne e quindi di rivedersi non appena possibile e comunque non appena uno di loro avesse qualche buona soluzione da esaminare.

Per intanto, tra un discorso e l’altro erano arrivati a Firenze e quindi si erano abbracciati e salutati da buoni amici.

Nel ritorno a casa Marco si sentiva irrequieto ed anche un pò eccitato, perchè non poteva nascondersi il fatto che l’abbraccio con Cinzia era stato più affettuoso di quanto si usi comunemente tra amici, ma soprattutto gli aveva dato la sensazione dell’intimità, perchè c’era stata una vera partecipazione da parte di lei. Si chiedeva pure se non fosse stato meglio salutarla con un bacio, come avrebbe desiderato, ma non sapeva se questo poteva essere ritenuto corretto, visto che nei giorni in cui erano stati insieme non c’era stata alcuna manifestazione  di affetto tra loro, all’infuori di qualche fuggevole sorriso.

Per distrarsi un pò ripensava alle belle passeggiate che avevano fatto insieme con i ragazzi ed a quanto avevano scherzato e riso con loro. Gli era pure venuto in mente che non avevano, lui e Cinzia, tratto alcuna conclusione su quello che i ragazzi avevano detto in merito ai desideri ed ai valori che loro avevano riferito parlando dei loro amici. Certo, per quel poco che si poteva dedurre dalle loro testimonianze, sembrava di capire che uno dei vecchi valori, quello dell’amicizia (riconosciuto come un completamento ed un arricchimento della vita  dell’uomo sin dall’antichità)  persisteva nella nuova generazione ed in loro stessi, ma sentivano al tempo stesso che il sentimento dell’amicizia era difficile ed anche un pò precario, per il fatto  che i tempi attuali  non sempre  consentono come una volta di avere il tempo per coltivare pienamente un’amicizia sincera.

Si diceva comunque che su questo punto sarebbe stato necessario  approfondire con Cinzia come fare, per esempio in un’aula scolastica, una verifica più a vasto raggio, magari con questionari e simili,  per conoscere non solo quali valori esistessero nel mondo giovanile, ma anche gli orientamenti dei ragazzi in merito alle scelte di vita che quanto prima sarebbero stati chiamati a fare,  per il completamento degli studi o per eventuali impegni di lavoro.

La sera quindi telefonò a Cinzia per chiederle se le risultava che i licei a Firenze avessero alle volte fatto dei sondaggi sugli orientamenti dei giovani in merito al loro successivo percorso scolastico e se avessero mai fatto dei questionari anonimi per conoscere quello che i giovani pensassero dell’amore, dell’amicizia e delle loro aspettative per il futuro, quali fossero le loro letture e così via. Le ricordò che qualche dato  era loro necessario per completare la loro indagine su quali valori i giovani basassero le loro scelte e quali fossero i loro principi di vita.

Al che lei gli rispose: “Certo che mi ricordo di queste cose. Hai fatto bene a chiamarmi, perchè se non mi avessi chiamata l’avrei fatto io, perchè avevo voglia di sentirti. Anzi mi è venuto in mente che i ragazzi tornano domenica e quindi avremo un pò di tempo domani se ci vogliamo vedere. Tu lavori il sabato?”

Marco. “Solo la mattina. Quindi potrei venire domani pomeriggio,  verso le tre, se non più presto. Hai avuto notizie dei ragazzi?”

Cinzia. “Si stanno bene, hanno sciato molto  e dovrebbero ripartire domenica pomeriggio.”

Marco. “Non vedo l’ora che arrivi  domani per stare un pò insieme. Non mi ero reso conto fino ad oggi di quanto sento il bisogno di vederti”.

Cinzia. “Anch’io. Sta attento alla guida, tanto un’ora prima o dopo è lo stesso. L’importante è che ci vediamo.”

Marco. “Si. Ciao cara. Ciao per ora”.

Ed anche allora, mentre stavano per abbandonarsi al sonno, sia Cinzia che Marco distintamente avvertirono il lungo, dolce e lontano sospiro delle sirene.

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