Capitolo 8
Effetti positivi del comportamento etico

Posted by in IL CANTO DELLE SIRENE

Durante qualche settimana Cinzia e Marco si videro abbastanza spesso, nella casettina di Fiesole ed in giro per la Toscana ed intanto Marco raccoglieva materiale per la nuova ricerca che aveva in mente. Praticamente in quei giorni passavano la loro luna di miele vedendosi spesso e visitando le città della Toscana  senza un pensiero ed una preoccupazione al mondo, salvo quella di stare insieme il maggior tempo possibile.

Quando Marco ebbe raccolto un bel pò di materiale, lo fece leggere a Cinzia e insieme decisero che pur non potendo pretendere di definire concetti e risultati  con attendibilità scientifica, potevano quanto meno  raggiungere alcuni risultati soddisfacenti, almeno per loro.

Cominciarono quindi ad interrogarsi reciprocamente in merito ai concetti di felicità, di serenità e di gioia, per capire se erano d’accordo tra loro sia per quanto riguardava il significato più elementare di tali espressioni, sia il nesso che tali concetti potessero avere per una persona che svolgesse una vita normale. Passarono poi ad esaminare come i predetti concetti erano stati studiati ed approfonditi nei lavori scientifici moderni e quali risultati erano utilizzabili, a seguito di una approfondita analisi condotta sia in merito agli indicatori che secondo i ricercatori erano gli elementi cratterizzanti di una persona felice, sia in merito alla presumibile completezza delle citate ricerche, sia infine alla attinenza delle idee guida di tali ricerche ai valori guida da Marco e Cinzia ritenuti essenziali per lo sviluppo armonico di una persona matura.

In quest’ordine di idee trovarono che poteva essere considerata di buon livello la recentissima ricerca condotta da Sheldon (California), con la quale l’Autore costruiva la sua ricetta per la felicità suggerendo di eliminare i pensieri negativi, sostituendoli con quelli positivi, di essere in ogni caso se stessi, senza infingimenti o altro, di non svalutare il proprio io ed al tempo stesso di non giudicare gli altri, di coltivare solide amicizie, di curare la propria salute e la propria cultura, nonchè  di seguire una vita ordinata.

Come pure trovarono di ottimo livello le ricerche fatte da Fordyce e da  D’Urso e Trentin qualche decade prima.

Fordyce, uno tra gli studiosi che più si è occupato di elaborare dei programmi atti ad aumentare la felicità personale,  a seguito di numerosi lavori compiuti nel 1977, nel 1983 e nel 1988 compilò una tabella di 14 punti, articolata in altrettante prescrizioni, che Marco e Cinzia ritennero utile registrare nei loro appunti, come segue:

  • tenersi occupati e più attivi
  • spendere più tempo nella socializzazione
  • essere produttivi in un lavoro significativo
  • essere meglio organizzati e pianificare le cose
  • bloccare le preoccupazioni
  • abbassare le aspettative e le aspirazioni
  • sviluppare un pensiero ottimistico e positivo
  • essere orientati sul presente
  • lavorare su una persona sana
  • sviluppare una personalità estroversa e socievole
  • essere se stessi
  • eliminare problemi e sentimenti negativi
  • le relazioni intime sono il numero 1 delle sorgenti della felicità
  • mettere la felicità come la priorità in tutte le cose.

Le ricette per la felicità (che pure registrarono) suggerite da D’Urso e Trentin (che riportano in una serie di studi del 1992 una serie di attività e atteggiamenti che si accompagnano o favoriscono uno stato di benessere), furono le seguenti:

  • non attribuire a se stessi la responsabilità di azioni negative
  • stare in compagnia di persone felici
  • fare esercizio fisico
  • non confrontare la nostra condizione con quella degli altri
  • individuare quello che ci piace nel nostro lavoro e valorizzarlo
  • curare il corpo e l’abbigliamento
  • riconoscere i legami tra cattivo umore e cattivo stato di salute
  • dimensionare le nostre aspettative alle nostre capacità ed alle difficoltà della situazione
  • aiutare le persone a cui piace di essere aiutate
  • non fare progetti a lunga scadenza
  • frequentare persone con cui ci sia scambio di piaceri
  • non trarre conclusioni generali dagli insuccessi
  • fare una lista delle attività piacevoli e praticarle.

Ricordando quindi che le premesse da cui erano partiti  erano quelle di verificare se la vita condotta secondo i loro parametri potesse assicurare un certo benessere e serenità, mano a mano che registravano le predette ricette della felicità si meravigliavano nel constatare come fossero numerose e diverse tra loro e quindi, pure apprezzando la profondità e l’accuratezza con cui erano state condotte le ricerche, cominciarono col dirsi che per seguire la via della felicità sarebbe stato necessario sottoporsi ad una disciplina durissima, praticamente ascetica. Un’altro aspetto che più li colpì fu il fatto che tali ricette sembrerebbero prescindere del tutto da un’analisi circa le particolari doti, in specie tenacia e perseveranza, di cui dovrebbero essere provvisti gli aspiranti alla felicità.  Quantomeno, si dovrebbe credere, tali aspiranti dovrebbero essere persone mature e dotate di una coscienza ben sviluppata e nello stesso tempo disposta al sacrificio ed al massimo impegno verso se stessi e verso gli altri.

Volendo però continuare a fare un lavoro approfondito, Marco e Cinzia resistettero alla tentazione di fare della facile ironia su questo tema e si concentrarono sulla diversità di impostazioni che a questo punto avrebbero dovuto apportare al loro programma.

Marco cominciò quindi a chiedere a Cinzia: “Ti sembra che una persona che abbia sviluppato in sè tutta una serie di valori, quelli che avevamo ipotizzato, abbia la possibilità e la capacità di vivere,  pensare ed agire secondo le regole dettate dagli Autori citati?”

Cinzia. “Forse in qualche caso si. Ma mi sembra molto difficile. Bisognerebbe che questa persona provenisse da un ambiente molto elitario e per qualche verso ascetico, come potrebbe forse essere possibile in una famiglia di un pastore protestante o in qualche situazione simile. Escluderei che tale tipo di educazione possa sussistere in una normale famiglia, quanto meno del mondo occidentale. Vedi, ad esempio, se qualcuno volesse provare a mettere in pratica anche una sola delle massime di Forsyte quali “bloccare le preoccupazioni” o “essere orientati sul presente” o ancora “sviluppare una personalità estroversa”  dovrebbe sobbarcarsi ad un lavoro costante su se stesso forse per anni.  Pensa soltanto quanto sia difficile per una qualsiasi persona bloccare le preoccupazioni, parlo cioè della regola che a prima vista sembrerebbe la più chiara e lineare. Si dovrebbe presupporre anche che questa persona, una volta raggiunto questo invidiabile traguardo non dovrebbe dare più alcun peso a eventuali malattie debilitanti, a eventuali rovesci economici, ad eventuali abbandoni da parte di familiari ed a tutti gli altri eventi negativi del genere. Ti sembra umanamente possibile?”

 Marco. “Credo anch’io che molte delle regole che abbiamo riportate nei nostri appunti siano difficili da mettere in pratica, non solo singolarmente, figuriamoci poi nel loro complesso.

E lo stesso credo si possa dire delle massime degli autori Durso e Trentin. Pensa soltanto al precetto che recita “riconoscere i legami tra cattivo umore e cattivo stato di salute: spesso è il malessere fisico, più che altri fattori oggettivi, a determinare un cattivo umore”.

Concludeva a questo punto Cinzia:”Dovremmo quindi pensare che raggiungere la felicità sulla base di questi precetti sia umanamente impossibile” ?

Marco. “Io non mi pronuncerei più oltre su questo punto. Ormai ci siamo già chiariti sul fatto che queste ricerche fanno sorgere dei problemi molto complessi e difficilmente valutabili. “Ti dirò invece che mentre esaminavamo i vari problemi mi sono posto diverse domande. Mi sono posto intanto il problema più radicale se sia corretto presumere che una serie di precetti standard,  bene o male messi in atto da una serie indifferenziata di individui possa automaticamente trasformare questi ultimi in esseri felici.  In questo caso, tieni presente, non sto parlando delle ricerche approfondite di cui abbiamo discusso, ma di tutta una serie di ricette per la felicità che ormai sono diffusissime praticamente in quasi tutti i settimanali, riviste mensili e simili. In questa pratica ci vedo una moda estremamente artificiosa, che può essere messa sullo stesso piano dell’imbonimento fatto a scopi commerciali in materia di bellezza fisica, di vita brillante, di vacanze di lusso e così via.” 

“Un’altra domanda, sul piano concreto, potrebbe invece interessare la nostra ricerca. Mi sono chiesto se non fosse opportuno per noi darci degli obbiettivi meno ambiziosi, nè più nè meno degli obbiettivi che si dà la gente normale, che a quanto mi risulta difficilmente aspira alla felicità ma piuttosto ad uno stato di  tranquillità, di benessere materiale e morale, in una parola di serenità. Faccio un solo esempio concreto, che mi è molto piaciuto. Così ti rendi conto che quello che sto dicendo non sono invenzioni mie, ma solo uno dei risultati delle mie ricerche: un altro Autore, C. Rogers, studioso di psicologia e umanista (che finora non ti ho citato e che non ha fatto alcun decalogo tipo), nel 1986 ha prodotto un profondo studio sulle emozioni e percezioni umane e tra l’altro ha concluso le sue ricerche con poche ma incisive indicazioni circa le necessità ed il benessere umano. Ti cito soltanto una delle sue conclusioni: “l’individuo ha bisogno di sentirsi accettato ed amato, non solo dalle figure significative della sua vita, ma anche da se stesso”. Ecco, proporrei, se sei d’accordo, di cominciare la nostra nuova ricerca sul benessere materiale e morale, in pratica sulla serenità, guardando alle necessità reali e concrete delle persone, tipo quelle indicate dal Rogers e tralasciando quindi le prescrizioni utopistiche (per quanto trovate a seguito di studi seri e approfonditi), ovvero suggerite da presunti bisogni di affermazione e di potere.”

Cinzia. “Sono d’accordissimo su questa impostazione. Quindi proporrei di  parlarne  insieme, ora che cominciano le ferie estive, in modo approfondito in un posto di mare o di montagna. Che ne diresti di un vaggio in Sardegna o in Corsica o in Spagna o in Grecia? I bei posti non mancano e c’è solo l’imbarazzo della scelta.”

Marco. ” Come mete sono bellissime tutte. Io suggerirei però di orientarci per una piccola isola, in modo da avere più tranquillità ed un ambiente sereno e non dispersivo.”

Cinzia. “Si.  Ancora meglio. Non ci resta quindi che cercare la nostra isoletta.

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