Capitolo 9
Problemi dell’età adulta

Posted by in IL CANTO DELLE SIRENE

Nel frattempo Cinzia e Marco avevano sentito, dai discorsi fatti dai ragazzi, che loro si vedevano da qualche tempo quando potevano, perchè tra il  lavoro di Mario e gli impegni scolastici di Francesca non restava loro abbastanza tempo per incontrarsi.

I genitori non si meravigliarono molto quindi quando I figli dissero che se loro andavano al mare, sarebbero stati contenti di venire con loro. Marco ne parlò con Cinzia, che si dichiarò favorevole ma non molto convinta, perchè era dell’idea che alla loro età sarebbe stato meglio prendere le cose con una certa tranquillità e non sentirsi subito impegnati reciprocamente e con le famiglie di provenienza.

Finirono poi con il decidere che sarebbero andati a Ponza verso i primi di luglio e che i due ragazzi li avrebbero raggiunti circa una settimana dopo, per stare qualche giorno insieme. 

Fu quindi con un certo sgomento che li videro arrivare già al quarto giorno che erano a Ponza, felici ed entusiasti come pasque, ma con un numeroso bagaglio di problemi che non esitarono a rovesciare loro addosso. Dissero in poche parole che erano felicissimi di stare insieme, che erano sicuri dei loro sentimenti e che non sopportavano più l’idea di vedersi ogni tanto, sempre con l’ansia di doversi lasciare. Dissero anche che ne avevano parlato a lungo, che avevano studiato tutte le possibilità per vedersi più spesso e che quindi avevano capito che l’unica strada su cui erano d’accordo era quella di andare a vivere insieme. Dissero pure che avevano parlato anche di questo e che erano intenzionati a non aver figli per lo meno per i primi quattro- cinque anni o quanto meno fino a che anche Francesca non avesse trovato un lavoro che le consentisse di non restare sola in casa e che la rendesse indipendente.

Cinzia e Marco accolsero queste notizie con non poca sorpresa, perchè  come tutti i genitori consideravano i loro figli dei ragazzi più giovani di quel che effettivamente erano, ma anche perchè si conoscevano da così poco tempo…, comunque dissero loro che erano lieti del fatto che si volevano bene e stavano cosi bene insieme, il che era del tutto evidente dalla gioia che traspariva dai loro volti. Quanto al dare delle risposte immediate alle loro notizie dissero anche che il volersi bene non voleva dire che era necessario affrettare così le cose, anche perchè non c’era alcuna necessità immediata, ma, visto che ormai erano adulti…, potevano comunque decidere come ritenevano più opportuno, aqggiungendo: “però secondo noi sarebbe stato più saggio trovare una sistemazione logistica veramente soddisfacente e non accontentarsi del primo posto trovato, per evitare di dovere poi eventualmente spostarsi di nuovo. E lo stesso ragionamento dovrebbe valere per l’arredamento della vostra nuova casa…” I ragazzi comunque furono soddisfatti del modo positivo con cui avevano accolto le loro intenzioni e  concordarono sul fatto  che avrebbero date notizie più tempestive su tutto ciò che avrebbero deciso di fare.

Cinzia e Marco poi, parlandone tra loro, si convinsero che i ragazzi facevano bene, se veramente erano sicuri dei loro sentimenti, a volere stare insieme,  perchè  questo  significava seguire il disegno che la natura e tutto il loro essere voleva per loro. Il protrarre le decisioni e gli impegni era invece una conseguenza negativa della vita d’oggi che subordina le necessità vitali, in questo caso di persone giovani e piene di voglia di vivere, a tutta una serie di complicazioni create dalla vita moderna: necessità di seguire corsi di studi sempre più lunghi e defatiganti, necessità di farsi una posizione e di far carriera, necessità in certi casi di spostarsi da città a città per ragioni di lavoro e, quando non ci fossero altri intralci, necessità di mettere da parte somme ingenti per costose cerimonie  (ad esempio matrimoni con mai meno di 150-200 invitati) ed altre innumerevoli spese.

Comunque erano tranquilli e soddisfatti per aver raccomandato loro di far le cose per bene per quanto riguardava la sistemazione. Per il problema di prendere tempo per il progetto figli, pensavano che I ragazzi avevano mostrato di avere fatta una scelta responsabile, perchè l’istinto ed il senso di responsabilità consigliano  i genitori di allevare i figli quando sussistano le condizioni più idonee per tale delicatissimo compito.    

Diceva intanto Cinzia, “mi è venuto in mente che questo progetto del convivere senza aver figli, che i nostri ragazzi ci hanno annunciato, mette in luce quella che potrebbe essere vista come una grande differenza d’impostazione e di vedute tra la morale cattolica e la nuova morale. Infatti mi pare che loro hanno fatto una scelta istintiva e sincera per un’unione non condizionata nè da calcoli nè da interessi di alcun genere, ed hanno avuto anche la sensibilità di capire che non potevano decidere di avere la maturità necessaria per avere subito dei figli da allevare. Mi pare poi che con queste scelte loro abbiano aderito ad una prassi ormai comunemente accettata e seguita da una gran parte della popolazione, come una positiva alternativa al matrimonio.”

“Infatti, laddove secondo la dottrina cattolica l’unione dei sessi ha come scopo principale e preminente quello della procreazione, le convivenze di fatto che si realizzano abitualmente al tempo d’oggi tra uomo e donna prescindono da ogni ufficialità e da ogni formalità e, come forse anche tu potresti confermarmi, con tutta evidenza non si prefiggono come scopo principale ed immediato quello di avere dei bambini, in quanto il più delle volte i figli vengono voluti  quando ci potranno essere le condizioni economiche e logistiche più favorevoli. E’ chiaro quindi che il vero scopo immediato e voluto dell’unione è la realizzazione del forte desiderio di stare insieme: perchè ci si vuol bene, come candidamente ci hanno detto i ragazzi, e non si sopporta più di subordinare questo forte desiderio ai problemi economici o alle pastoie burocratiche o di aspetto mondano che di solito fanno rimandare i matrimoni, anche di anni.”

Marco. “L’esame della situazione da te descritta mi sembra corretta ed esatta, ma mi sembra che non dobbiamo sottovalutare il grave strappo che tale nuova prassi, di cui parli, può arrecare ad un istituto, quello del matrimonio, che costituisce una parte fondamentale della società attuale, in quanto regolato da un completo ed organico sistema di leggi, cioè di norme che regolano la convivenza civile. E’ vero anche che il nostro diritto familiare prevede tutta una serie di norme che parifichino le situazioni di fatto a quelle di diritto, e che nell’immediato quindi non ci sono da temere contracccolpi negativi da un diffondersi delle unioni di fatto,  ma io mi chiedo piuttosto se non ci sia da temere qualche danno proprio sul piano morale, più che sul piano della tenuta del sistema. Voglio dire: non ti viene il dubbio che il diffondersi di questa prassi delle unioni di fatto possa indurre soprattutto i più giovani ad un eccessivo facilismo nel fare delle scelte avventate, sotto la spinta di situazioni emotive o contingenti?”

Cinzia. “Sì, in effetti il rischio può esserci, ma tutto sommato potrebbe essere un rischio inferiore a quello dei matrimoni che falliscono già nei primi mesi o nei primi anni. In proposito le statistiche  ci informano che la percentuale di essi è molto elevata. Comunque io sono convinta che questo cambiamento nelle abitudini della gente comune non sia una moda passeggera, ma testimoni che sia iniziato un mutamento epocale nei costumi e nei modi di sentire della gente. A pensarci bene i figli una volta erano ritenuti una benedizione del cielo, perchè assicuravano la continuità della famiglia, delle sue attività economiche e sociali, mentre oggigiorno i genitori si preoccupano, più che del loro futuro, che i figli siano più felici di quanto siano stati loro stessi o che almeno abbiano una vita meno difficile. Ma questo, secondo il mio modo di vedere, significa che una volta i genitori volevano sì del bene ai loro figli, ma li educavano in vista di una eventuale continuità della famiglia e magari di una sua promozione sociale, mentre al tempo d’oggi forse si vuol più bene ai figli per loro stessi e forse si esagera anche un pò, perchè i ragazzi hanno bisogno di affetto, ma anche di fermezza e di indirizzi seri.”

Marco. “Sono d’accordo su quanto ora hai detto, ma proprio queste ultime tue osservazioni mi suggeriscono alcune nuove idee: a me sembra che la morale antica prevedesse una serie di doveri, necessari perchè una persona potesse essere stimata ed accettata dalla comunità e che questi doveri prevedessero che una volta acquisita una normale posizione ecconomica bisognasse sposarsi, ci fosse o meno amore e stima tra i coniugi. La morale nuova invece sembra più basata sui sentimenti e sulle esigenze più profonde delle persone. Perciò il convivere per la gran parte delle persone significa anche potersi sottrarre alla solitudine esistenziale a cui normalmente è condannato l’uomo moderno. Non dimentichiamoci infatti che negli ultimi decenni praticamente è venuta meno la famiglia patriarcale e che abbiamo assistito a delle autentiche rivoluzioni  nel modo di vivere e di pensare delle generazioni successive all’ultima guerra. La prima generazione del dopoguerra per forza di cose non è stata in grado di poter capire le privazioni e l’angoscia che ha vissuto la generazione precedente ed ha monifestato tutta la propria  rabbia e tutto il proprio rancore (ingiustificati), nati dalle difficoltà economiche e dalla quasi impossibilità di trovare il proprio spazio, nei vari moti iniziati nel 1968.  La generazione successiva, quella del boom economico, a sua volta ha inteso reagire in modo diametralmente opposto alla generazione precedente, per finire all’ultima generazione, quella tecnologica e dei computer, che ragiona e parla un linguaggio tutto suo e non si intende con i sopravvissuti delle generazioni precedenti. Infatti i gap generazionali, ai quali accennavo, hanno dato luogo a delle autentiche fratture tra ciascuna generazione e l’altra, con il risultato che in linea di massima, fatti salvi ovviamente dei casi singoli, non ci sono stati  sufficiente dialogo ed intese tra genitori e figli e quindi anche tra insegnanti e ragazzi, con conseguenze dannose anche nel mondo del lavoro e nei vari ambienti sociali.

Da tutto questo era quasi ovvio aspettarsi che prima o poi una volta trovata quella che poteva sembrare un’anima gemella molti giovani abbiano pensato di abbandonare tutto e tutti per traferirsi in una situazione in cui ci fossero dialogo, confidenza e la possibilità di non sentirsi più soli con i propri problemi. Ricordati a questo proposito di quello che abbiamo detto sui giovani d’oggi: dicono che hanno molti amici, ma poi se vai un pò a fondo nella faccenda, ti accorgi che non si tratta di amicizie in cui ci sia una conoscenza approfondita e quindi della confidenza reciproca.”

Cinzia. “Proverei a trarre delle conclusioni da tutta questa chiacchierata, visto che sembriamo abbastanza d’accordo sui motivi e sullo spirito dei cambiamenti in atto. Secondo me nella morale cattolica l’unione tra l’uomo e la donna è voluta e vista come una istituzione sacra ed eterna, mentre nella morale comune è tornato ad essere un evento bello e importante della vita, festeggiato solo con gli amici ed i parenti più stretti, nè più nè meno come usava all’epoca dei Romani, che festeggiavano l’evento con la confaerratio, cioè con una festa durante la quale veniva consumato un dolce tradizionale e ci si scambiava una solenna promessa di fedeltà e di affetto. E, a proposito di quello che tu dicevi dei figli, adesso si ha più rispetto per i loro bisogni esistenziali e si cerca di non averne subito e troppi, anzichè di procreare figli in eccesso, soprattutto quando non si sia in grado di mantenerli e di educarli in modo adeguato, come purtroppo si continuava a fare prima, specie nelle famiglie più povere.”          

Dopo che i ragazzi furono ripartiti Cinzia e Marco ebbero modo di riparlare a lungo di loro, raccontandosi l’una e l’altro come erano e cosa avevano fatto da quando erano piccini in poi. In questo modo sembrò loro di averli sempre conosciuti entrambi e li sentirono più vicini, come se fossero entrambi figli comuni. Si resero conto, al tempo stesso, che questa nuova unione, sempre più stretta,  impediva ai loro genitori di poter avere un figlio loro..

Ne avevano già parlato da tempo, perchè Cinzia gli aveva detto più volte che avrebbe desiderato avere un figlio da lui, ma si erano detti che al momento la cosa non era possibile, perchè la nascita di un nuovo fratellino avrebbe potuto creare del disorientamento nei loro figli, i quali si sarebbero resi conto che avendo un fratellino in comune sarebbero diventati fratellastri per legge,  come a dire un pò  fratelli anche sul piano materiale e morale. Se questo già era sconsigliabile quando i ragazzi erano semplicemente amici, diventava  del tutto inopportuno ora, per lo meno sul piano morale, in quanto I ragazzi sarebbero diventati parenti ed amanti allo stesso tempo.

Cinzia e Marco quindi si dissero che rinunziando ad un figlio loro avrebbero fatto una cosa corretta sul piano morale perchè avrebbero rispettato i sentimenti dei loro figli. D’altronde potevano anche essere compensati, qualora avessero avuto la fortuna di poter abbracciare dei loro nipotini, se e quando i ragazzi fossero stati in condizione di averne e questo avrebbe dato loro quelle gioie autentiche che la natura dispensa un pò a tutti, quando si rispettino le sue regole.

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